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Il bivio degli scrittori contemporanei: editore o autopubblicazione?

Il panorama editoriale

Il confronto tra autori a Belgioioso

L’ultima esperienza in collettiva nella stupenda cornice del castello di Belgioioso in occasione del P.A.T. di Pavia ha permesso un positivo confronto tra scrittori. Il panorama editoriale è cambiato radicalmente negli ultimi vent’anni. Se un tempo la pubblicazione passava esclusivamente attraverso le case editrici, oggi l’auto-pubblicazione ha aperto nuove strade. Il bivio degli scrittori contemporanei è dunque tra lo scegliere una casa editrice tradizionale o auto pubblicare. Alcuni autori scelgono la via tradizionale per prestigio e supporto, altri preferiscono il self-publishing per libertà e guadagni diretti. Quali sono le differenze reali? Prima qualche informazione sull’editoria.

Dai dati forniti dalle agenzie relative all’editoria, il 2025 segna una fase di fragilità per l’editoria italiana, ma anche di opportunità per gli autori indipendenti. Mentre le librerie e gli editori tradizionali affrontano cali di vendite e margini ridotti, il digitale e l’autopubblicazione offrono spazi di crescita e di sperimentazione. La scelta tra editore e self-publishing non è più solo una questione di prestigio o guadagno: è una strategia per navigare in un mercato in trasformazione. I grafici comparativi che mettono in evidenza le differenze tra editoria tradizionale e autopubblicazione mostrano come la scelta, da parte degli autori, sia sempre più esponenziale verso l’autopubblicazione anche se si registrano incrementi di vendita nelle librerie fisiche.

Qual è il mercato nell’editoria?

Da fonte AIE (Associazione Italiana Editori) nel 2024 il mercato del libro in Italia valeva circa 3,23 miliardi di euro, con una flessione dell’1,4% rispetto al 2023. Nei primi nove mesi del 2025 il mercato tradizionale (narrativa e saggistica) è calato del 2% a valore e del 2,7% a copie, pari a circa 68 milioni di copie vendute. Per quanto riguarda i canali di vendita la quota dell’online è scesa al 40%, mentre le librerie fisiche hanno recuperato terreno, pur con difficoltà per le indipendenti (oltre 1.000 chiusure negli ultimi dieci anni); la Carta cultura 18enni ha visto il crollo degli acquisti: da 45,9 milioni di euro nel 2024a soli 18,3 milioni nel 2025.

Dopo vari confronti con i diversi autori presenti recentemente al PAT (Pavia Artist Talent) di Belgioioso, quasi tutti presenti con pubblicazioni con casa editrice, è emerso che non si esclude, per il futuro, una auto – pubblicazione.

Qual è la differenza nel seguire i due diversi canali?

Pubblicare con un editore tradizionale offre supporto professionale e prestigio: la selezione implica infatti superare una selezione che conferisce autorevolezza e riconoscimento culturale all’autore. Per chiunque, indipendentemente se si ha bisogno di una revisione del testo o no, vi è sicuramente un editing, una grafica mirata propria di ogni casa editrice.

Pubblicare con un Editore

Però, se anni addietro pubblicare con l’editore significava avere anche una distribuzione capillare con il raggiungimento di librerie fisiche e catene, aumentando la visibilità, oggi, se non si è adeguatamente conosciuti, questa parte fondamentale viene a mancare tanto da spingere diversi editori ad avvalersi soltanto del web per la promozione. Per quanto riguarda i guadagni, questi sono ridotti in quanto le royalties sono generalmente basse (tra il 5% e il 10%) in quanto l’editore si assume i costi e i rischi. Per quanto riguarda i tempi, questi sono lunghi: dalla proposta alla pubblicazione possono passare mesi o più. Da non tralasciare poi che molti autori sono disposti a pagare l’editore pur di pubblicare, sia per una migliore distribuzione, sia perché alcuni necessitano di un editing che ha ovviamente un costo.

Pubblicare con self-publishing

L’autopubblicazione, il self-publishing, garantisce libertà, velocità e maggiori guadagni diretti. Si ha autonomia totale in quanto l’autore controlla ogni fase: copertina, prezzo, marketing, distribuzione; velocità: bastano pochi click per rendere disponibile un libro online; guadagni più alti: le piattaforme di self-publishing (Amazon KDP, StreetLib,… ) riconoscono percentuali fino al 70% sul prezzo di copertina; responsabilità: editing, promozione e distribuzione ricadono sull’autore, che deve investire tempo e spesso denaro; visibilità limitata: senza un marchio editoriale, emergere tra migliaia di titoli autopubblicati è difficile.

Si può dunque affermare che la diversità tra i due metodi vede aspetti non di poco conto come prestigio, supporto, guadagni, velocità, distribuzione, autonomia.

La scelta tra editore e autopubblicazione dipende dunque da obiettivi personali: due strade che presentano vantaggi e svantaggi distinti. Questa scelta non riguarda soltanto il modo in cui un libro arriva ai lettori, ma anche la carriera e l’identità dell’autore.

Quando la strada è intermedia

Tra le due strade ve ne è una terza, ovvero molti scrittori scelgono oggi un approccio ibrido: auto-pubblicano alcuni titoli per sperimentare e mantenere il controllo, mentre affidano opere più ambiziose agli editori per raggiungere un pubblico più ampio e quindi il bivio tra editore e auto-pubblicazione non è più una scelta definitiva, ma una strategia. Gli autori contemporanei hanno la possibilità di muoversi tra i due mondi, sfruttando i vantaggi di entrambi.

L’editoria tradizionale soffre della contrazione del mercato ma resta il canale privilegiato soprattutto per il riconoscimento culturale, mentre l’auto-pubblicazione si presenta come validissima alternativa soprattutto per chi punta al digitale e ad un rapporto diretto con i lettori. Come viene riconosciuta un’opera auto-pubblicata dai lettori, ci si chiede? La qualità percepita rischia di essere vista come meno professionale?

E voi cosa ne pensate? La scrematura di un editore può fare la differenza?

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